Novità fiscali 2015: IL REGIME DI IP BOX

La legge di stabilità per il 2015 ha introdotto nel nostro ordinamento un regime opzionale di tassazione agevolata dei redditi derivanti dall’utilizzo di alcune tipologie di beni immateriali, conseguiti da società ed enti commerciali che svolgono attività di ricerca e sviluppo. Il nuovo regime, con decorrenza dal 1° gennaio 2015, consente alle imprese in questione di beneficiare dell’esclusione dalla base imponibile delle imposte sui redditi e dell’IRAP di una quota (pari al50% dal 2017), del reddito derivante dall’utilizzo indiretto (tramite concessione in licenza) di opere dell’ingegno, marchi, brevetti, designs e know-how. Per i primi due periodi d’imposta (2015 e 2016), la misura dell’incentivo è ridotta, essendo prevista la detassazione di una quota di reddito pari, rispettivamente, al 30 e 40%. L’opzione ha validità per cinque esercizi ed è irrevocabile. L’agevolazione spetta anche in caso di utilizzo diretto dei beni immateriali nell’attività d’impresa. In tale ipotesi, il reddito figurativo derivante dallo sfruttamento degli asset è agevolabile (negli stessi termini previsti in caso di concessione in licenza), in misura pari al contributo economico apportato da tali beni alla produzione del reddito complessivo. La determinazione di tale quota deve avvenire in via preventiva con l’Agenzia delle entrate, mediante l’attivazione di una procedura di ruling. Sul piano operativo, la quota di reddito agevolabile non è riferibile all’intero reddito derivante dal bene immateriale, dovendosi invece fare riferimento a quella determinata in base al rapporto tra i costi di ricerca e sviluppo sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo dell’asset e il totale dei costi sostenuti per il bene stesso. La limitazione in questione è finalizzata a vincolare il riconoscimento dell’agevolazione al sostenimento di un’effettiva attività economica sul territorio nazionale. In definitiva, al numeratore del rapporto va inclusa la totalità delle spese di ricerca, rilevanti ai fini fiscali, sostenute in proprio e quelle commissionate a soggetti terzi (quali Università ed enti di ricerca esterni), per le quali vi è un riconoscimento integrale. Tale valore va incrementato delle eventuali spese, rilevanti ai fini fiscali, sostenute per l’acquisizione dei beni immateriali o per contratti stipulati con società del gruppo fino a un massimo del 30%. Al denominatore del rapporto, invece, va indicata la totalità delle spese sostenute relative allo stesso bene. Da ciò consegue che il beneficio della detassazione sarà pieno, nella misura massima stabilita dalla norma (ossia il 50% del reddito), se le spese con riconoscimento parziale non eccedono il 30% delle altre spese. In caso contrario, qualora le prime spese dovessero eccedere il suddetto limite, vi sarà una riduzione proporzionale del beneficio via via crescente con l’aumentare di dette spese rispetto alle altre. Nel caso in cui i redditi siano realizzati in operazioni infragruppo, la legge di Stabilità 2015 subordinava il riconoscimento dell’agevolazione ad una preventiva procedura di ruling con l’Agenzia delle Entrate, sulla base di un apposito accordo conforme a quanto previsto dall’art. 8, D.L. n. 269/2003. In un’ottica di semplificazione, il Decreto legge Investment Compact del 24/01/2015 ha previsto invece che la sottoscrizione del ruling preventivo rappresenti una condizione meramente facoltativa, e non più obbligatoria, per fruire del patent box. Rimane invece ferma l’obbligatorietà di interpellare in via preventiva l’Agenzia delle Entrate nel caso di utilizzo diretto dei beni immateriali oggetto dell’agevolazione, al fine di determinare preventivamente le componenti positive e negative di reddito. Infine, sono escluse dalla formazione del reddito imponibile le plusvalenze derivanti dalla cessione dei beni immateriali in oggetto, a condizione che almeno il 90% del corrispettivo pagato sia reinvestito nella manutenzione o nello sviluppo di altri beni immateriali, prima della fine del secondo periodo d’imposta successivo alla vendita. E’ il caso di evidenziare la sussistenza di numerosi profili di incertezza che ancora caratterizzano la disposizione in esame, stante l’assenza del decreto interministeriale cui la stessa legge di stabilità demanda il compito di definire le relative disposizioni attuative. In particolare, sarà auspicabile una maggior chiarezza su quali costi potranno essere imputati a numeratore e soprattutto a denominatore del rapporto che identifica la quota di reddito agevolabile.

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